Ci sono delle persone che è necessario perdonare.
Per esempio, il te stesso del passato.
Quello che ha detto “sì” quando voleva dire “no”.
Quello che si è accontentato, che ha finto, che ha fatto finta di non vedere.
Quello che si è buttato contro un muro sperando che fosse una porta.
Quello che oggi guardi con un misto di vergogna e tenerezza.
Perdonalo.
Non perché fosse nel giusto, ma perché era il meglio che sapeva fare in quel momento. Perché non aveva gli strumenti, la forza o la lucidità che hai adesso.
E perché continuare a punirlo significa solo restare fermi nello stesso punto.
Il perdono, in questo caso, non è un atto di bontà: è manutenzione interiore.
Poi ci sono i genitori.
Loro sono l’origine di tutto, sopratutto dei danni.
Ti hanno cresciuto con i mezzi che avevano — spesso pochi, a volte sbagliati, a volte disastrosi.
Ma continuare a pretendere da loro la perfezione che non hai nemmeno tu è un gioco senza fine.
Perdonarli non vuol dire assolverli. Vuol dire interrompere il ciclo.
Vuol dire scegliere di non portarti dietro la loro confusione come se fosse colpa tua.
Terzo: i colleghi.
Quelli che ti hanno sottovalutato, escluso, copiato, zittito.
Quelli che hanno fatto carriera dicendo le frasi giuste alle persone giuste.
Quelli che ti hanno fatto dubitare del tuo valore.
Perdonali, ma non dimenticarli.
Servono a ricordarti chi sei quando cerchi di essere “più comodo” per gli altri.
Servono a ricordarti che la dignità non si discute in riunione.
E poi, infine, tutti gli altri.
Gli amori finiti, gli amici spariti, i conoscenti che ti hanno deluso. Quelli che non hanno capito che il tuo cervello funziona in modo diverso. Quelli che non lo capiranno mai.
Perdonali perché trattenere il rancore è come stringere vetri con le mani nude.
Non lo fai per loro: lo fai per smettere di sanguinare.
Per tornare a toccare la vita senza paura di tagliarti di nuovo.
Alla fine, il perdono non è un gesto buono.
È un gesto necessario. Serve a respirare senza macigni sul petto.
A camminare più leggeri, non perché il mondo sia più giusto, ma perché tu hai smesso di aspettartelo.
Perdonati.
Perdona chi ti ha creato, chi ti circonda, chi ti ha fatto inciampare.
E poi vai avanti.
Non per dimenticare — per non marcire.
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