A chi non è nessuno (ma rimane vero in un mondo che ti ignora)

A te che sputi talento,
in un mondo che non ha sete.
Che porti idee come zaini rotti,
senza che nessuno ti dia una mano.
A te che sei bravo, ma mai scelto,
giusto, nel posto sbagliato,
a te che sei figlio di nessuno,
che non hai amici utili
a te che non conosci le frasi da dire per attirare l’attenzione.

A te che studi, leggi, crei, pensi
e poi vieni sempre superato, a te che senti il talento come una febbre,
una malattia bella e inutile,
ma tanto qui non serve brillare,
serve saper chinare la testa con eleganza.

Eppure resisti

con le mani sporche,
con l’ansia in tasca,
con il cuore che ogni tanto grida “basta!”
ma poi vai avanti.

Non per vincere.
Ma per non tradirti.

A te che non hai un padre che ti dice “sono fiero”,
una madre che ti abbraccia senza giudicare,
una tavola dove sederti senza sentirti di troppo.

A te che non hai amici da chiamare alle tre di notte,
né qualcuno che ti dica “ti vedo”,
né un amore che resti quando smetti di sorridere.

A te che torni a casa e non ti aspetta nessuno.
Che scrolli il telefono e nessuno ti scrive.
Che crolli ogni sera nel silenzio
come fosse un vizio — o una punizione.

A te che non sei stato invitato.
A te che non eri adatto.
A te che non conti per nessuno,
ma porti dentro l’universo.

Il mondo parla di successo.
Ma tu —
tu cerchi solo qualcuno che ti guardi e dica:
“Io ti credo. Anche così.”

Non hai santi in paradiso,
né contatti in rubrica,
né abbracci in saldo.

Hai solo te stesso.
Eppure ti alzi.
Ti lavi la faccia.
Esci.
Vai.
Resisti.

Come un eroe che nessuno applaude,
i fuochi accesi sotto la cenere.
Non sei come loro.
Non imparare il trucco.
Non farti piccolo.

Il mondo non ti premia?
Fanculo il mondo.

Tu resti vero.
E questo, in fondo,
è l’unico miracolo rimasto.

Lascia un commento