Come si diventa pazzi?

Lui dice: «Ti faccio pena, non è così?»
Lei pensa che, ormai, non serve più a niente.
Lui, ossessionato dal potere, ha imparato solo a reprimere e sottomettere.
Lei non ha mai potuto esprime se stessa. Non era necessario.

I miei genitori se ne sono andati con addosso una corazza che non è mai servita.
Hanno indossato per tutta la vita il ruolo che la società si aspettava da loro, senza mai osare metterlo in discussione. Ora sono solo gusci vuoti di ciò che avrebbero potuto essere.

Non hanno mai sfidato regole e pregiudizi che altri avevano deciso fossero sacri.
Non hanno mai ascoltato il loro corpo.
Non hanno mai amato un naufragio, abbracciato la tristezza, dato valore a un pensiero fuori dal comune.

Il caos e i crolli sono sempre stati terreno fertile per la libertà.
La trascuratezza emotiva, invece, è il peggior trauma che possiamo subire — o infliggerci da soli.
E sì: l’orgoglio dell’infelicità è un afrodisiaco potente, quasi che essere felici sia da sfigati.
Ma non essere infelici non significa essere buoni. Non significa essere buonisti. Significa essere liberi.

I compromessi? Sono indispensabili.
Ma non è questione di scendere a compromessi: è questione di decidere cosa conta davvero.
Il problema non è il giorno in cui affronti la verità. Il problema è quando ti guardi allo specchio e ti fai schifo.
Quando ti guardi allo specchio e allo specchio non c’è nessuno.

Mia madre conosceva bene i valori che la muovevano; eppure ha passato la vita a fare ciò che non desiderava, fino a soffocare. Fino ad impazzire.
Convinta che vivere davvero l’avrebbe fatta morire.

Bel paradosso, vero?

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