Hai provato ad alzarti dal letto, anche alla fine, incosciente. Mentre stavi morendo.
Non volevi andare via, una parte di te non riusciva a rassegnarsi. Quel lamento che hai fatto, mentre cercavi di alzare le schiena, io ce l’ho sempre nella testa.
Ti conoscevo meglio di chiunque altro: per questo, ci siamo scambiate ruoli d’ombra per poter vivere, andare avanti, metabolizzare il dolore. Metabolizzare la vita, la sensibilità, crescendo in una vera e propria catastrofe emotiva. “Chi è che ci ha volute qui?” Sembravi chiedermi quando scuotevi la testa e dicevi che la tua, di madre, ti aveva solo usata. “Non lo so, mi sembra di non appartenere a nessun luogo.”
Ti ho vista indossare vestiti magnifici, gioielli scintillanti. E poi ti ho vista sorridere senza dentiera, sciatta e stanca, mentre offrivi un caffè a ladri e drogati che girano dalle nostre parti. Eri sempre tu. Anche quando sospiravi con la testa appoggiata sulla mia spalla. Perché la tua ombra ha cercato di usarmi? Tu eri più forte, e mi hai lasciato andare.
Mi hai detto di scappare via, lontano.
Di scappare da te.
Io non volevo scappare. Io ti volevo. E ora non so mettere ordine nella mia anima. Me l’hanno sempre rinfacciata questa cosa di mettere ordine: è tutta la vita che provo a farlo, ma non ci riesco. L’emisfero destro vuole una cosa e quello sinistro ne vuole un’altra. Entrambi litigano continuamente chiedendo a me chi abbia ragione e chi torto. Io non rispondo. Voglio solo dormire.
Ho questi ricordi terribili e io non riesco a mettere ordine nemmeno in quelli, perché ci sta talmente tanto odio e disperazione che non so dove guardare. Non so da dove iniziare.
Sai cosa farei? Proverei a mettere ordine nella tua vita.
Se potessi, tornerei indietro a quegli occhi luminosi che amavano la vita.
Ti direi: non fare niente. Non muoverti. Penso a tutto io.
Vuoi metterti a giocare? Fai pure. Vuoi fare la modella?
Ti compro tutto quello che vuoi.
Studio io al posto tuo.
Nessuno ti farà mai del male.
Nessuno prenderà a coltellate la tua vulnerabilità.
Non scappare da te stessa.
Invece tu sei morta, e io non mi do pace.
Lascia un commento