Non sei un disastro, hai solo imparato cosa sono le emozioni nel contesto peggiore possibile.
È come se ti avessero insegnato a guidare una macchina senza spiegarti che esiste il freno o il volante per girare. Se vedi un muro, vacci addosso, oppure fermati e non fare niente.
Ma chi ti ha mai detto che fare marcia indietro e cambiare strada fosse una possibilità?
Non sei un disastro; è come se ti avessero nascosto la mappa, lasciandoti vagare per sentieri stretti, sempre in avanti, con il cuore in gola e la paura che guida i tuoi passi. Nessuno ti ha detto che puoi fermarti, prendere fiato e guardare il paesaggio intorno. Nessuno ti ha detto che c’è una via laterale, nascosta tra le foglie di un pensiero tranquillo, che aspetta solo che tu la noti.
Non sei un disastro, hai solo tirato fuori il peggio per restare viva. Svilita, ridicolizzata, ogni secondo è stato una questione di vita o di morte.
Ti hanno trattato come un’estranea, e poi come una nemica. Ti hanno detto “non servi più a niente” e tu ci hai creduto.
Eppure, c’è un momento – un momento di quiete, di sospensione – in cui ti rendi conto che puoi rallentare. Puoi fare marcia indietro, puoi guardare il muro da lontano, e capire che non sei condannata a schiantartici contro. Puoi girare la chiave, invertire la rotta, imboccare una strada diversa, una strada che scegli tu, con la consapevolezza che anche il viaggio, e non solo la destinazione, è parte della libertà.
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