Sono due notti che dormo a tratti.
Mi sveglio verso le quattro del mattino. Il cervello prova ad aiutarmi, fa qualche proposta, magari possiamo andare a fare due passi. Sento una voce nella mia testa che dice “No, no, no.”
Devo restare immobile. Se non faccio nulla forse il tempo si ferma.
Lei non è stata la madre migliore del mondo. Ma era la misura di tutte le cose.
Era assente, ma sperava che ce la facessi da sola. Era gelida, ma solo perché, nella lista delle persone da amare, io ero arrivata dopo troppe delusioni e troppe richieste di attenzione da parte di altre persone.
“Dove sei stata?” Mi ha chiesto qualche giorno fa, in un momento di connessione con un mondo disconnesso. Era una domanda che veniva da lontano, in una stanza dove solo io e lei potevamo entrare, a turno, sperando nessuno ci vedesse.
Non lo so mamma. Sono stata in giro a cercare di capirci qualcosa. Ma mi sembra che quello che c’è là fuori sia troppo doloroso per me.
Lo era anche per te, vero?
È per questo che ti arrabbiavi tanto.
Ma, sai, l’unica cosa che ho capito e che non c’è nessuno con cui prendersela.
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